3 viaggi in moto da fare una volta nella vita

Quei percorsi che invitano a sognare e che coincidono in maniera profonda con il senso di libertà che la motocicletta evoca in ogni momento.

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3 viaggi in moto da fare una volta nella vita

Viaggiare in motocicletta è, oserei dire, taumaturgico. E ci sono viaggi che al solo pensiero, l’essenza del tuo essere motociclista, si trasforma. Figuriamoci a mettere le ruote su quelle strade. Ecco alcuni sogni da non abbandonare.

Ecco una proposta sintetica di 3 viaggi in moto che a un motociclista da “sguardo nel tramonto” non possono mancare. Senonaltro perché strade, motori e sogni si intrecciano con tutta una narrazione che affonda radici (e ruote) in epoche indimenticabili.

Capo Nord, anzi Nordkapp, uno dei percorsi più amati in tutto il mondo che al solo pensiero, sento rombare il boxer della mia Brunilde. Non è difficile immaginare perché così tanti motociclisti desiderino raggiungere Capo Nord: i finis terrae sono luoghi magnetici, portatori di tanti significati, simobolici.

Considerando le latitutidini, ovviamente, parliamo di un viaggio da fare nei mesi estivi, tra luglio e agosto, quando le temperature sono più accettabili. Per raggiungere Capo Nord tanti consigliano di passare dalla regione (bellissima) dei laghi della Finlandia (Saimaa), per poi viaggiare verso gli straordinari fiordi norvegesi. Anche questo percorso è piuttosto impegnativo, ma la natura ripaga: una volta raggiunto Capo Nord, si può visitare il centro visitatori, firmare il registro delle presenze e soprattutto affacciarsi dalla falesia alta 307 metri sul livello del mare che si affaccia sul Mare Glaciale Artico. Un panorama indimenticabile che farà sorridere in segreto anche le vostre moto.

Io l’ho “calcata” diversi anni fa in un viaggio di gruppo e pur avendola “incontrata”, farla in motocicletta sarebbe tornare ai tempi di Jack Kerouac e di tanto altro. È probabilmente una delle strade più famose del mondo ed un sogno non solo mio. Nell’immaginario dei motociclisti, uno dei percorsi più affascinanti in assoluto.



La route 66 collega infatti le città di Chicago e Los Angeles. La Route 66 fu una delle prime highway federali statunitensi, che originariamente collegava la capitale dello stato dell’Illinois alla spiaggia di Santa Monica, in California, attraversando gli stati di Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, Nuovo Messico, Arizona e California, su una distanza complessiva di 3.755 km.

Oltre a questo itinerario ce ne sono molti altri che si possono seguire (e altrettanto affascinanti) che collegano l’est e l’ovest degli Stati Uniti. Si può viaggiare da New York a San Francisco, per esempio, attraversando la catena montuosa degli Appalachi, oppure rimanendo al nord, oppure ancora si può partire da Miami e arrivare a Seattle. Ci vuole tempo ma al ritorno si avranno “visioni” per l’eternità.

Questa volta si viaggia da nord a sud. Della Panamericana ho già parlato ampiamente su Green Planet News, il giornale di cui sono Direttore, ma come non citarla in questo mio spazio personale. La Panamericana è un sistema di strade, ma viene identificata come il collegamento che collega l’America del nord con quella del sud, a partire dall’Alaska. Un viaggio di ampie proporzioni, circa 25.000 km che, in genere, viene ssuddiviso in diversi momenti – anche per il solo fatto che si incontrano diversi climi e differenti situazioni sociali, economiche e politiche. Un attraversare non scevro di rischi.

Il percorso parte da Deadhorse in Alaska, attraversa il Canada, gli Stati della costa occidentale degli Stati Uniti, poi Messico, Guatema, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Ecuador, Perù, Cile e arriva a Ushuaia nella Terra del Fuoco argentina.



C’è una zona di foresta inesplorata, di circa 90 km, fra Colombia e Panama che interrompe il percorso. Come sempre, per un viaggio così lungo, serve studiare bene il tragitto, perché ci sono delle zone che si possono saltare. Opinione comune è quella, invece, di non tralasciare il tratto in Perù, uno degli itinerari più belli del mondo da percorrere in moto.

Foto: Pixabay.

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GIORNALISTA, MOTOCICLISTA E CAMMINATORE

“Le corse in moto e il fastidio della modernità, il gusto della solitudine e il perdersi nella massa, l’ansia d’assoluto e il minuto mantenimento del presente, uomo del suo tempo eppure nato fuori tempo, asceta ed esteta”.

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